Una introduzione di Giuliano Lastraioli

Chiese medievali della Valdelsa. vol. II  I territori della via Francigena tra Siena e San Gimignano  pp. 288  form. 21x29  brossura  con sovraccoperta a colori plastificata, 48 tavole a colori, 109 foto e disegni in b/n

Chiese medievali della Valdelsa. vol. II I territori della via Francigena tra Siena e San Gimignano pp. 288 form. 21×29 brossura con sovraccoperta a colori plastificata, 48 tavole a colori, 109 foto e disegni in b/n

 

Prefazione

“Umbilicus Tusciae”

Era nel tempo che l’Etruria bella

aveva in verità troppi padroni,

e tutto il giorno in questa parte e in quella

c’eran da disputar giurisdizioni…

Si vedeva il confin dalla finestra

e passar si potea con la balestra.

 

IPPOLITO NERI

“Il Saminiato”, I, 5-6

Quando ormai l’Elsa sta per consumare il suo corso, in parallelo al diverticolo basso della Francigena nuova, questa via s’innesta nella Consolare Pisana che discende la valle dell’Arno. Una lastra di marmo bianco, apposta in tempi leopoldini sulla facciata di una vecchia casa, segnala ancora il capo di strada. L’epigrafe non è priva di suggestione: “Strada Regia dall’Osteria Bianca a Poggibonsi Siena e Roma”.

Se è vero che tutte le strade conducono a Roma, questa è stata la regina viarum per eccellenza, almeno nel medioevo. Non solo: l’Osteria Bianca (che non sia l’Arne Bianca del buon Sigerico?) si configura come il centro gravitazionale della Toscana, ubicata co­m’è nel bel mezzo delle maggiori città della regione. Con scarti di poco rilievo infatti, Firenze, Pisa, Lucca, Pistoia, Siena ne sono tutte pressoché equidistanti; tutte convergo­no su questo ineludibile nodo di comunicazione. Continua a leggere

Chiese romaniche della campagna fiorentina

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Questo volume tratta quello che tra i secoli XI e XIV è stato il territorio con la più alta densità di popolazionerurale che godeva di uno standard di vita tra i più elevati per quei tempi. Ne consegue come questa terra sia stata e si sia conservata ricchissima di chiese romaniche.
I dati numerici parlano chiaro: sono trattati 125 edifici distribuiti sui territori dei 12 comuni ‘fiorentini’ elencati: una media di oltre 10 chiese romaniche per territorio. E 25 di queste sono pievi, cioè la chiesa romanica per eccellenza che, nella magior parte dei casi, conserva strutture integre che ci presentano il fascino semplice e armonioso di questi ambienti. Ma anche gli edifici minori mostrano la raffinatezza e il gusto elevato che riflette, nella campagna, i filoni di architettura e di decorazione espressa nelle coeve chiese di Firenze. Si tratta infatti di un romanico misurato che riflette il modello dell’allora cattedrale di Santa Reparata. Ma se questa fu demolita alla fine del Duecento, proprio in alcune di queste chiese si trovano esempi che riflettono la spazialità di Santa Reparata, in primo luogo nella bellissima e ben conservata pieve di San Lazzaro a Lucardo.
Ma al di là della spazialità e dell’architettura suggestiona l’eccezionale multiformità di materiali da costruzione che si concentrano in questo territorio. Si va dalla bianca pietra alberese alla tipica arenaria di tonalità grigia, ai ciottoli di fiume, ai mattoni fino, non ultimi, ai marmi intarsiati col verde di Prato dei fonti battesimali, dei pulpiti e dei recinti presbiteriali. Si tratta di una festa di colori che manifesta la sua riuscita nella qualità tecnica e nel risultato estetico delle composizioni stesse.
La cura con la quale è stato realizzato questo volume è il valore aggiunto dell’opera, dal momento che è stato trattato tutto ciò che è necessario a fornire un quadro esaustivo dei soggetti e dei contenuti che questi propongono. Compreso un corredo fotografico, composto da ben 126 tavole a colori e 190 immagini in bianconero, che consente di riscontrare visivamente la descrizione e che trasforma il libro anche in una guida per la scoperta di chiese altrimenti sconosciute e sempre più nascoste rispetto ai flussi turistici.

Chiese romaniche del Mugello

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Questa pubblicazione rappresenta la prima trattazione completa sull’architettura romanica e la relativa decorazione presente sul territorio del Mugello e della Romagna toscana, definita in tempi odierni ‘Alto Mugello’.

Si tratta di uno studio effettuato con un rigoroso criterio metodologico che poggia su basi filologiche e, non ultimo, su una ricognizione realizzata personalmente dall’autore, che è riuscito anche a individuare e schedare una serie di soggetti assolutamente inediti, ancorché ridotti allo stato di rudere. Anche rispetto alla precedente pubblicazione dell’autore, ‘Romanico in Mugello e in Val di Sieve’ (1994), si tratta di un’opera completamente nuova e diversa. In primo luogo perché individua un territorio delimitato e compreso dalla sola diocesi di Firenze nella sua area settentrionale, quindi per il fatto di inserire anche quell’ampia zona d’oltre Appennino chenell’ambito di quel testo era stata completamente tralasciata, infine perché su questa opera vengono aggiunti addirittura dieci edifici con tracce e reperti del periodo romanico scoperti in questi quattordici anni grazie alla collaborazione di uno studioso, Aldo Favini che come Marco Pinelli è specializzato sull’arte romanica toscana ed ha realizzato una mappatura completa di tutti i reperti del periodo presenti sul territorio.

La struttura dell’opera è articolata secondo lo schema canonico della collana della quale fa parte, ‘Toscana romanica’, composta da un’introduzione storica che fa un quadro circa l’organizzazione territoriale, la demografia e gli aspetti economici e sociali del periodo trattato. A questa fa seguito un capitolo che costituisce un’analisi dell’architettura e della decorazione organizzata secondo un ordine cronologico ipotizzato dall’autore. Chiude quindi l’opera un repertorio di tutti gli edifici con una schedatura capillare che abbraccia ben quaranta soggetti pertinenti ai territori di Barberino di Mugello, San Piero a Sieve, Scarperia, Firenzuola, Palazzuolo sul Senio, Marradi, Borgo San Lorenzo, Vicchio, Vaglia e Dicomano.

Chiese medievali della Valdelsa – 2 Volumi in cofanetto

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La Valdelsa è storicamente un territorio di confini, ma soprattutto un’area privilegiata perché attraversata fin dal X secolo, da una rete viaria di primo piano, che faceva perno su quella che era la prima strada del Medioevo, la Via Francigena. L’importanza di questa arteria e l’elevato flusso di viandanti che la percorrevano, da e per regioni vicine e lontane, apportò una diversità e una ricchezza culturale, ma anche economica, che ebbe eccezionali ripercussioni sui centri attraversati e sulle terre circostanti.

Parlando di chiese medievali, in particolare di quelle romaniche, divengono allora evidenti gli influssi sulla struttura e la decorazione di questi edifici, che risentì di questo ‘clima’ cosmopolita con l’introduzione di elementi provenienti da culture diverse assistendo a una fusione con quelli irradiati dai più imporanti ambiti toscani. Ne consegue una ricchezza di edifici e una multiformità di tratti che è davvero unica in tutta la Penisola. Al punto che alcuni monumenti medievali costruiti in Valdelsa tra l’inizio dell’XI e la metà del XIII secolo mostrano caratteri e variazioni talmente particolari e di alta qualità come non ritroviamo neppure nelle grandi città del periodo.

Queste due pubblicazioni riunite qui in un unico elegante contenitore costituiscono una pietra miliare dal momento che riportano il frutto di una schedatura a tappeto di tutta la vallata, dalle porte di Siena fino all’ombra della Rocca di San Miniato, schedando ben 30 pievi, 10 monasteri, 23 chiese canonicali e 90 piccole chiese parrocchiali, per un totale di 153 edifici dei quali una ventina inediti, suddivisi tra le antiche diocesi di Lucca, Volterra, Firenze, Fiesole e Siena.